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Notizie

PACE PERDUTA
1ª parte
(di Graziano Billiani)

Capitolo 1

Pace. Parola di sole 4 lettere ma di grande e profondo significato per ogni essere umano. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa parola? Credo tante, forse troppe volte, in certi casi anche a sproposito. Tutti la ricercano; chi di noi può veramente affermare di vivere in pace, di avere pace? Argomento sempre di attualità, costantemente invocato da tutti, specialmente in quelle zone dove ci sono conflitti, tensioni, guerre.
La pace è quello stato di condizione di assenza conflittuale, di tranquillità tra individui, anche appartenente a culture, religioni, etnie e paesi diversi, questo stato può benissimo applicarsi all’interno della stessa società dove viviamo, sia essa italiana o straniera, il cui nucleo principale è la famiglia, in cui si trova in modo esplicito una condivisa armonia, uno stato di assenza di tensioni interpersonali. È un valore che viene universalmente riconosciuto come fondamentale per una pacifica convivenza tra le persone. La mia convinzione è che ogni persona su questo pianeta ricerca tale condizione nei modi e nelle forme che ognuno di noi ha a disposizione. Se questa condizione che noi tutti bramiamo ottenere ci sfugge come l’acqua tra le mani, come potremmo saldamente afferrarla? Com’è possibile che non la possediamo dalla nascita? Quando veniamo al mondo non abbiamo questa che io chiamo qualità di vita, perché? Siamo geneticamente privi di questa risorsa? Nasciamo già con una mente spoglia di pace? Sembra che questa qualità non faccia parte del bagaglio cromosomico che abbiamo ereditato; quando veniamo al mondo si capisce che già da neonati ricerchiamo questo stato di benessere; il bambino è tranquillo e dunque in pace solo quando dorme oppure quando ha appena mangiato e, ma non sempre, quando si trova tra le braccia affettive e protettive dei genitori. Lo comprendiamo bene che sono solo momenti di breve durata, basta un rumore forte, un dolore o la fame per farlo piangere con conseguente termine di questo stato pacifico sia per il bambino sia per i genitori che a volte vengono svegliati in piena notte da pianti insistenti. Nel corso della crescita questa alternanza di momenti di pace e momenti di agitazioni, dovuti a vari avvenimenti che possono capitare durante l’esistenza, danno man mano la consapevolezza alla persona che la pace non è una caratteristica insita nell’uomo, che non la si trova dietro l’angolo oppure al supermercato. Vero è che ci sono momenti in cui si sentiamo tranquilli ma questi sono attimi “rubati” alla vita stressante, caotica, piena di impegni e di imprevisti che ci troviamo ad affrontare; sono sensazioni che vengono universalmente provate, ogni essere umano passa attraverso questa esperienza. Tutti, chi più chi meno viviamo un questa situazione, a volte questo ci manca così tanto che la ricerchiamo come chi ha sete nel deserto ricerca l’acqua.
Questo urgente bisogno di pace ha portato, una prima volta, nell’ottobre del 1986, ad Assisi, città sita in Umbria che ha dato i natali a san Francesco, patrono d’Italia, e santa Chiara. un grande numero di rappresentanti delle varie religioni presenti nel mondo, riunitesi per la “Giornata mondiale di preghiera per la pace”. Evento lodevole, dimostrazione che questo sentimento è trasversale alle culture, religioni e costumi e da tutti viene riconosciuto come un bisogno primario per ogni uomo, indipendentemente a quale luogo esso proviene o appartenga. Ma quale dio li ha ascoltati? Non è, la mia, una domanda provocatoria, voglio solo sapere perché, Chi ha creato l’universo e di conseguenza la Terra e tutto quello che essa contiene, si è manifestato agli uomini in forme e maniere tanto differenti tra loro? Non siamo tutti uguali? Non possediamo tutti la stessa capacità intellettiva per conoscere quello che ci circonda? Perché quello che è giusto per una religione per un altra è profondamente sbagliato? Dio è forse un dio di confusione, di contrasti, di divisioni e di guerra? Quante domande possono assillare la mente umana quando vengono analizzate le varie forme cultuali presenti nel mondo! Questa confusione, questa babele religiosa ha portato molte persone a considerarsi atee, portando le loro menti all’assunto che siccome ci sono varie deità questo equivale a nessuna divinità. Nessun disegno, nessuna mano creatrice; siamo frutto del caso, figli di una lunga evoluzione. Da qui il relativismo, filosofia che nega l’esistenza di verità assolute dunque anche del Dio assoluto. Il passo è breve per cadere nel relativismo morale dove le regole sociali, i valori, il concetto delle persone sono individuali, espressione del proprio pensiero. Queste considerazioni a volte sfociano nella negazione che una persona, o un gruppo di queste, possa ritenersi appartenente al genere umano; si scivola in quello che possiamo definire classismo interrazziale. Basti pensare allo schiavismo perpetrato, da parte dei bianchi, nei confronti di quella parte di popolazione africana di pelle nera, ritenuta dai primi come una razza inferiore. Pratica orribile, oggi formalmente abolita. Oggi, in linea teorica, tutti gli uomini sono considerati uguali tra loro, persone che hanno la medesima dignità, nessuna distinzione basata sul colore della pelle, sulla etnia di appartenenza, sul sesso o sulla religione. Siamo giunti a questo alto ideale perché in passato, nel nome di un relativismo basato sull’odio e sulla divisione in classi, alcuni hanno teorizzato che ci fossero, all’interno del genere umano, classi superiori e classi inferiori, queste ultime più propense ad essere ad essere paragonate agli animali e non all’uomo. Questa idea portò il nazismo di Hitler a considerare, quella parte della popolazione di origine ebraica, come appartenenti ad una specie inferiore, assimilati ai parassiti e dunque meritevoli di essere sterminati dalla faccia della Terra. Credo che tutti noi abbiamo sentito parlare di SHOA, termine ebraico che indica il sistematico sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti, conviti del fatto che dovevano creare un mondo più “pulito e puro”; il risultato della follia perversa portò alla morte di 6 milioni di ebrei. Questa presa di posizione ideologica, perpetrata da una parte della società malata, pose il nazismo, tramite la creazione di campi di concentramento e sterminio, in condizione di eliminare fisicamente non solamente tutte quelle persone che appartenevano a quella parte di popolazione di cultura o di origine ebraica, di cittadinanza tedesca, ma a tutti quelli che tedeschi non erano. Film come Schindler’s List o Il pianista mostrano chiaramente qual’era la situazione e la sorte di quella parte di popolazione ebraica che viveva in quei paesi occupati, in seguito all’invasione, da parte della truppe del fuhrer. La lista di quelli che erano considerati “esseri inferiori” non si limitava ai soli ebrei ma anche a chi era affetto da menomazioni fisiche e/o mentali oppure appartenenti a etnie quali i rom che tale regime considerava come impurità da eliminare per non contaminare la cosiddetta razza ariana, razza ritenuta dal nazismo, come superiore a tutte le altre e di conseguenza votata alla dominazione mondiale. Si stima che, per effetto di questa folle ideologia, sono stati eliminati fisicamente dai 12 ai 17 milioni di individui. Per nostra fortuna tale regime è stato sconfitto ed estirpato dalle istituzioni tedesche, grazie alle truppe alleate che avanzavano da ovest e alle truppe sovietiche che provenivano da est. I maggiori responsabili di questo genocidio sono stati condannati a pagare il prezzo delle atrocità commesse (processo di Norimberga). La sua sconfitta, purtroppo, non ha sradicato questa ideologia pervesa dalle menti di alcune persone legate a questo modo di considerare le persone. In questo tempo presente assistiamo a manifestazioni di gruppi neo-nazisti, che si rifanno a ideologie passate sulla superiorità della razza, fanatici del culto della persona di Hitler e dei suoi più stretti e invasati collaboratori, i quali, ricordiamoci bene, hanno provocato solo morte e distruzione. La divinazione e il fascino che personaggi del genere hanno su una più o meno vasta massa di persone non cesserà mai. I nostalgici e gli esaltati li venerano come se fossero esseri superiori scesi in Terra; li adorano come viene adorata una divinità in una normale religione. Viviamo in un mondo in cui abbiamo tante religioni quante sono le culture, marcate da forme cultuali differenti tra di esse. Il bisogno di avere una divinità da adorare fa parte delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto degli animali. Credo che chi studia l’animo umano mi troverà d’accordo con lui se dico che ogni essere umano, nessuno escluso, ha un proprio dio da venerare. Queste varie divinità personali non è per forza delle entità immateriali, immaginarie, superiori all’uomo ma possono essere una cosa di uso comune: basti pensare a quanti amino ed adorano il denaro! Si svegliano con questo pensiero e vanno a dormire sempre con lo stesso pensiero: i soldi. Ognuno ha il suo altare dove poter ricercare la propria pace. Ogni forma religiosa, che non predichi o attui la violenza sul prossimo, merita rispetto; nessuno può prendere a pretesto la religione per dichiarare guerra ad altri. Personalmente, in quanto cristiano userò il testo biblico per argomentare la perdita, la ricerca e la personale riappropriazione di una pace intima con Colui che, credo e ne sono profondamente convinto, è l’unico Creatore, sia della Terra che di tutto l’universo conosciuto o ancora da studiare. Verranno citati molti versetti presi dai libri di quelli che viene comunemente chiamato Antico Testamento, parte che precede la venuta, predicazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Come primo versetto voglio citare quel passo che si trova nel libro dell’Ecclesiaste, al capitolo 3, versetto 11, dove troviamo questa profonda affermazione: “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha perfino messo nei loro cuori (uomini) il pensiero della eternità, quantunque l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.”. Solo la nostra specie ha questo desiderio intimo di avere una relazione profonda e personale con qualcosa di più grande, di voler essere protetto, accudito, trovare affetto e conforto con il proprio dio. Purtroppo per l’uomo questa relazione personale, questa pace tanto agognata, cercata a volte in surrogati di vario genere, è stata persa molto tempo addietro.
Già dal principio l’uomo fu privato della pace, non perché gli mancasse, una pace che aveva tramite la personale e intima comunione con Dio. La creazione iniziale era armonia, bellezza, pace,perfezione; tutte le cose volute e fatte da Dio erano state definite MOLTO BUONE ma tutto questo si guastò nel momento in cui l’uomo disubbidì all’unico comandamento che gli fu dato; nel primo libro della Bibbia, la Genesi, nel capitolo 2, ai versetti 16 e 17 troviamo queste parole: “E l’Eterno Iddio diede all’uomo questo comandamento: “Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai”.” Un unico e semplice comandamento, una sola regola da rispettare per mantenere questa armonia, questa pace con Dio. Sappiamo bene come la storia prosegue, cosa è successo; il serpente tentatore, il desiderio di mangiare il frutto proibito, conseguenza: la caduta! Improvvisamente qualcosa dentro l’uomo si modifica, la sua mente si apre e scopre una nuova consapevolezza di se, un cambiamento repentino e dalle conseguenze ancora oggi drammatiche. La pace è persa, subentra nell’animo umano la paura, egli si accorge subito che qualcosa si è rotto, che il legame diretto con il Creatore è sciolto; questa paura fa si che l’uomo e la donna si nascondano dalla presenza di Dio quando Questi li chiama, si scoprono essere nudi. Si vede che entrambi non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità per il gesto che hanno commesso e scaricano la colpa del loro gesto peccaminoso su altri; l’uomo incolpa la donna e la donna incolpa il serpente (satana): Genesi 3:9-13 “E l’Eterno Iddio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?” E quegli rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto”. E Dio disse: “Chi t’ha mostrato ch’eri ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero del quale io t’avevo comandato di non mangiare?” L’uomo rispose: “La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato”. E l’Eterno Iddio disse alla donna: “Perché hai fatto questo?” E la donna rispose: “Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato””.
La conseguenza immediata è una punizione da parte di Dio nei confronti dell’uomo e della donna; essi vengono cacciati dal giardino del Eden, questo posto idilliaco che il Creatore aveva dato in gestione ai due, luogo paradisiaco in cui l’uomo e la donna avevano pace e comunione personale con Dio. Perfino la terra viene maledetta a cause di questa trasgressione, niente più Eden. A parte qualche accenno biblico non sappiamo granché di come sia stato strutturato questo luogo ma, nell’immaginario collettivo, quando si vede un posto di una bellezza naturale straordinaria, esso viene immediatamente paragonato al giardino dell’Eden. Lo si percepisce subito, in quel momento la nostra mente ha un senso di rilassatezza, di pace interiore anche se temporanea. Basti pensare ai posti di villeggiatura esclusivi, il più delle volte posti ai tropici oppure all’equatore, (Maldive, Seychelles, isole coralline nel Pacifico, ecc…). Posti in cui si vorrebbe vivere per sempre, luoghi che per molti sono, la maggior parte delle volte a causa di motivi economici, inaccessibili, troppo cari per il misero portafoglio di molti, costretti a guardarli solo in foto o in qualche documentario televisivo. Purtroppo in questi paradisi terrestri la pace è solo momentanea, per il turista dura il tempo della sua permanenza, per chi risiede le preoccupazioni del lavoro, della ricerca di cibo, della salute fanno si che questo sentimento così ricercato, sia quasi effimero, dalla durata di qualche attimo durante l’intera giornata.
Credo che la pace sia, insieme all’amore, il sentimento maggiormente ricercato dall’essere umano; una persona sana di mente ripudia a priori la guerra, l’odio nei confronti del prossimo, le inimicizie anche se purtroppo guerre, guerriglie, litigi di vario genere si vedono quotidianamente in varie parte del mondo e persino al interno della famiglia. Causa di questo stato di instabilità è dovuto a persone che letteralmente odiano i loro simili, non hanno amore verso il prossimo, si credono superiori. Basta andare a leggere il passo dove è stato trattato in sintesi quello che il nazismo ha perpetrato nei confronti di coloro che erano considerati “diversi”. Molti affermano che l’uomo sia l’unico, in tutto il regno degli esseri viventi, a provare piacere nel causare e vedere la sofferenza di un suo simile; si pensi alla tortura, pratica tuttora in uso da parte di vari regimi contro le persone che non hanno un atteggiamento remissivo o collaborativo con l’autorità oppure usato per estorcere confessioni a volte nemmeno veritiere. Tra questi personaggi, amanti del male, possiamo annoverare, solo per fare un esempio la gran parte dei dittatori, gente che brama il potere, lo conquista spesso a forza, vive nella paura di perderlo, nella maggior parte dei casi instaura un regime di terrore nei confronti del proprio popolo, eliminano i dissidenti e quelli che sono contrari a questa forma di governo; terrore, prigione, sottomissione forzata accompagnano la vita dell’intera popolazione. Persone che non hanno pace, non ricercano la pace, non amano la pace.
Dopo la cacciata dal giardino dell’Eden l’uomo e la donna concepiscono dei figli, i primi due sono Caino e Abele. Queste due figure sono i protagonisti del primo omicidio della storia; Caino era invidioso di suo fratello in quanto Abele, al contrario di Caino, ebbe il favore dell’Eterno quando, entrambi presentarono la propria offerta davanti a Lui. Il prevalere di questo sentimento di invidia portò Caino ad uccidere il proprio fratello. L’episodio denota che da quel momento in poi, causa la disubbidienza dei propri genitori all’unico ordine impartito da Dio, l’umanità inizia a degenerare nei propri comportamenti, tendenti al male piuttosto che al bene, come finemente descritto, sempre nel libro della Genesi, al capitolo 6, versetto 5 “E l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.”. La pace era irrimediabilmente persa, le persone passavano tutto il tempo a commettere atti di malvagità; essi non si sono preoccupati di ricercare il rapporto perso con Dio. Nel vedere tutto questo male moltiplicarsi Dio è molto addolorato a tal punto di prendere la drastica decisione di sterminare l’uomo dalla faccia della Terra; per fortuna una persona, insieme alla sua famiglia, fu risparmiata da questo decreto divino come affermato, sempre nel libro della Genesi, nel capitolo 6, versetti 8 e 9 “Ma Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno. Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.”. Noè seguì alla lettera il comandamento che Dio gli diede, di costruire un’arca per se e per la sua famiglia e dove poter alloggiare ogni singola specie di animale che viveva all’epoca sulla Terra perché il decreto divino prevedeva di sterminare ogni creatura tramite l’acqua (prefigurazione del battesimo cristiano dove si muore alla vecchia vita per rinascere di nuovo in Cristo).
Questo è stato per la Terra una specie di pulizia, un ripartire da zero, una nuova opportunità per l’umanità di riprendersi quello che era stato perduto nel giardino dell’Eden. Non mi dilungo nel raccontare in dettaglio questo avvenimento, sono convinto che tutti sappiano quello che è successo ma, per coloro che volessero approfondire, l’episodio del diluvio viene trattato in Genesi dal capitolo 6 fino al capitolo 8.
Il racconto del diluvio è presente in molte culture e popolazioni che abitano su questo pianeta; popoli che vivono a migliaia di chilometri gli uni dagli altri, separati talvolta da continenti, da oceani; tutti parlano di una barca, di una inondazione, un uomo che si salva e porta a bordo con lui degli animali, Questo, a mio modesto avviso, è un retaggio storico di questo avvenimento biblico, che è realmente accaduto, e tramandato di generazione in generazione attraverso i secoli. Certo, tramandando il racconto in forma verbale, molto di quello che è successo viene a volte stravolto; cambiano i nomi dei protagonisti, il luogo dove viene ambientato e persino la divinità assume forme differenti rispetto a quella originale. Chi si chiede come sia possibile che questo possa essere avvenuto, parlo della diffusione e persistenza della storia del diluvio presente in gran parte delle culture, dia una lettura al versetto 32 del capitolo 10 di Genesi, qui di seguito riportato: “Queste sono le famiglie dei figliuoli di Noè secondo le loro generazioni, nelle loro nazioni; e da essi uscirono le nazioni che si sparsero per la terra dopo il diluvio.”.
Questa rinascita, questa formattazione del pianeta Terra, non fu sufficiente all’uomo per riconquistare questa personale armonia e pace con Dio. Noè piantò una vigna e quando questa ebbe prodotto dell’uva egli trasformò questo frutto in vino, ne bevette e, nella sua ebrezza, si denudò; uno dei suoi figli, Cam, lo vide in queste condizioni ed andò ad avvertire gli altri due fratelli che, dopo aver preso una coperta e camminato all’indietro per non vedere loro padre nudo, lo copersero. Al suo risveglio Noè fu informato di quello che era successo e maledì suo figlio Cam. La natura peccaminosa, la mancanza di pace rimane nell’animo umano; i discendenti di Noè non furono meno malvagi dei loro predecessori che il Signore aveva distrutto, anzi, Dio stesso esclama al capitolo 8, versetti 21 e 22: “e l’Eterno disse in cuor suo: “Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto. Finché la terra durerà, sementa e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai”.”. L’affermazione fatta da Dio nel versetto sopracitato è attuale; anche se al giorno d’oggi il nostro pianeta è sconvolto da una serie di avvenimenti distruttivi quali: l’inquinamento ambientale, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse sia materiali (metalli, petrolio, minerali, ecc..) sia animali (pesca intensiva, allevamenti industriali, distruzione di foreste per lo sfruttamento del legname o per fare posto a pascoli destinati al nutrimento degli animali), le stagioni si susseguono, l’agricoltura continua il suo corso, il ciclo giorno-notte non si interrompe.
La storia biblica e dell’umanità continua dopo questo disastroso avvenimento. La Terra non è più quella di prima, il diluvio ha cambiato per sempre non solo la morfologia terrestre ma anche lo stesso essere umano ha subito dei notevoli cambiamenti. Se prima di questa catastrofe l’uomo aveva un periodo di vita la cui scala si misurava in secoli, basti pensare a Matusalemme, il nonno di Noè, che visse fino all’età di 969 anni, dopo questo avvenimento l’età scende progressivamente per attestarsi nel suo limite maggiore a 120 anni come dichiarato da Dio stesso al capitolo 6, versetto 3: “E l’Eterno disse: “Lo spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo; poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoni giorni saranno quindi centoventi anni””. Attualmente nel mondo scientifico ed in particolar modo nella branchia della gerontologia, ovvero quella parte della medicina che studia l’invecchiamento dell’essere umano, esiste una diatriba su quale sia il limite cronologico che l’uomo può toccare. Molti di questi studiosi sono giunti alla conclusione che il limite massimo è di 120 anni anche se ad onor del vero si è registrato il caso di una donna francese di nome Jeanne Calment che visse 122 anni e 164 giorni. Questo non vuol sminuire il passo biblico sopracitato anche perché il calendario utilizzato ai tempi della redazione del Testo sacro era quello ebraico, un calendario lunisolare in cui il numero dei giorni per l’intero anno possono variare da 353 a 385; ad intervalli regolari vengono apportate modifiche per ripristinare il corretto ciclo dei mesi con il sole. Si nota una differenza sostanziale rispetto a quello in uso oggi ed in ogni caso questo singolare avvenimento non si discosta di molto rispetto a quello che era stato predetto da parte dell’Eterno. Il decadimento del periodo di vita post diluviano può essere ben chiaro leggendo la parte centrale del capitolo 11 di Genesi, in questa genealogia, salvo casi isolati, ogni generazione succedutasi a Noè mostra un progressivo calo della durata della vita. Questo capitolo è famoso soprattutto perché troviamo scritta la storia della nota torre di Babele, episodio noto a tutti ma forse poco compreso. Gli uomini non hanno voluto, consapevoli che l’umanità era perita sotto le acque, ritornare a Dio; vogliono edificare una torre che tocchi il cielo. Secondo alcuni questa costruzione vuole simboleggiare la volontà dell’uomo di poter arrivare con le proprie forze a Dio; cosa impossibile, solo il Signore può provvedere una via per ritornare a Lui, via che avrà il suo compimento con la morte di Cristo sul calvario.

GRAZIANO BILLIANI

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